gli atei in Italia sono discriminati?

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gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da JoJo il Ven 16 Gen 2015 - 12:20

L'Italia non è un paese per atei
Il Rapporto 2014 sulla libertà di pensiero nel mondo ci boccia. L’assenza di una legge sulla libertà religiosa e di pensiero «fa sì che in Italia si sia concretizzato un sistema con al vertice la Chiesa cattolica che regola i rapporti tra Stato e confessioni religiose»


L'Italia non è un paese per atei
Il Rapporto 2014 sulla libertà di pensiero nel mondo, promosso dall’International humanist and ethical union, contiene un lungo elenco di presunte discriminazioni e violazioni del principio di laicità nel nostro Paese: dai finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche all’insegnamento della religione nelle scuole statali, fino alle esenzioni fiscali 
e ai finanziamenti al Vaticano per 6 miliardi di euro all’anno. Inoltre, accusa il documento, l’assenza di una legge sulla libertà religiosa e di pensiero «fa sì che in Italia si sia concretizzato un sistema pattizio e piramidale, con al vertice la Chiesa cattolica, che regola i rapporti tra Stato e confessioni religiose».

Un sistema che, dice il rapporto, non ha finora permesso di riconoscere minoranze rilevanti come i musulmani e i testimoni di Geova. 
Per gli atei e gli agnostici il problema non si pone nemmeno: «La giurisprudenza mette 
in dubbio il loro stesso diritto ad accedere a un’intesa».

fonte
non solo "non è un paese per atei", ma mi pare di poter dire che "non neanche un paese per i non-cattolici", almeno non del tutto...
non che servisse un rapporto per scoprirlo, ma cmq...
intanto vediamo chi, oltre all'Espresso, dirà qualcosa a riguardo
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da Psyre il Ven 16 Gen 2015 - 15:01

mah, non so, l'UAAR cerca di mandarla in giro da oltre un mesetto
fosse la volta buona che qualche testata più "importante" si interessi alla cosa e la divulghi ... per il momento nulla
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da Fux il Ven 16 Gen 2015 - 15:29

Bisognerebbe prima stabilire cosa si intende per "discriminati" (per rispondere alla domanda del titolo, intendo).

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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da JoJo il Ven 16 Gen 2015 - 15:41

@fux penso che la questione sia riassunta nell'ultima frase:
«La giurisprudenza mette 
in dubbio il loro [degli atei, n.d.J.] stesso diritto ad accedere a un’intesa».
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da Fux il Ven 16 Gen 2015 - 15:49

Ma sulla questione dell'"intesa" con lo Stato sinceramente non so cosa pensare. L'ateismo non è una religione, non ha dei rappresentanti, dei dogmi, ecc.. In cosa consisterebbe un'intesa con l'ateismo? dubbioso
Chiedevo il senso di "discriminati" perché ci sono vari aspetti del problema, a mio parere.

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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da primaverino il Ven 16 Gen 2015 - 16:26

@JoJo ha scritto:
L'Italia non è un paese per atei
Il Rapporto 2014 sulla libertà di pensiero nel mondo ci boccia. L’assenza di una legge sulla libertà religiosa e di pensiero «fa sì che in Italia si sia concretizzato un sistema con al vertice la Chiesa cattolica che regola i rapporti tra Stato e confessioni religiose»


L'Italia non è un paese per atei
Il Rapporto 2014 sulla libertà di pensiero nel mondo, promosso dall’International humanist and ethical union, contiene un lungo elenco di presunte discriminazioni e violazioni del principio di laicità nel nostro Paese: dai finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche all’insegnamento della religione nelle scuole statali, fino alle esenzioni fiscali 
e ai finanziamenti al Vaticano per 6 miliardi di euro all’anno. Inoltre, accusa il documento, l’assenza di una legge sulla libertà religiosa e di pensiero «fa sì che in Italia si sia concretizzato un sistema pattizio e piramidale, con al vertice la Chiesa cattolica, che regola i rapporti tra Stato e confessioni religiose».

Un sistema che, dice il rapporto, non ha finora permesso di riconoscere minoranze rilevanti come i musulmani e i testimoni di Geova. 
Per gli atei e gli agnostici il problema non si pone nemmeno: «La giurisprudenza mette 
in dubbio il loro stesso diritto ad accedere a un’intesa».

fonte
non solo "non è un paese per atei", ma mi pare di poter dire che "non neanche un paese per i non-cattolici", almeno non del tutto...
non che servisse un rapporto per scoprirlo, ma cmq...
intanto vediamo chi, oltre all'Espresso, dirà qualcosa a riguardo

Il documento in poche righe riesce a mescolare una quantità di questioni che, a mio sommesso avviso andrebbero trattate nel dettaglio.
Fondamentalmente i punti in discussione riguardano:
- finanziamento pubblico alle scuole confessionali
- insegnamento religioso nelle scuole pubbliche
- esenzioni fiscali (e non meglio dettagliati "finanziamenti")
- riconoscimento di alcune minoranze (presumo qui si stia parlando del famigerato Ottopermille) con relativa ammissibilità alla spartizione della torta anche da parte di organizzazioni "ateolaiche".

Partiamo dalla fine:
Fermo restante il fatto che non si capisce quale Organizzazione dovrebbe rappresentare "gli atei" (con buona pace del principio per il quale vi sono tanti ateismi quanti sono gli atei) supponiamo che questa sia l'UAAR (che in effetti "ci ha provato" ma senza successo).
Ebbene altre organizzazioni (Civiltà Laica p.es. oppure Democrazia Atea che pure si è costituita in partito) potrebbero avere da ridire.
Tralasciando per ora la contraddizione intrinseca nel definirsi "atei" (per cui non inquadrabili per definizione) da un lato e poi voler equivalere sul piano giuridico ad una qualsivoglia associazione religiosa dall'altro, mi pare che l'attuale orientamento giurisprudenziale sottolinei semplicemente il carattere "non unitario" (permettetemi di definirlo così) a livello di rappresentanza nazionale.
L'UAAR medesima (in uno dei suoi tanti slogan) si definisce paladina dei diritti di dieci (o quindici a seconda della mutevolezza d'umore del proprio Ufficio Stampa) milioni di atei italiani, solo che perlomeno i nove decimi di costoro (a star largo di manica) non riconoscono all'UAAR tale meritoria funzione e il numero di iscritti supera di poco le tremila unità.
La situazione è analoga relativamente al mondo musulmano.
L'UCOOI presentò richiesta al fine di ottenere il via libera per venir ammessa a tale titolarietà, ma altre Associazioni musulmane impedirono di fatto la manovra non riconoscendo la preminenza di tale Associazione in ambito rappresentativo.
Parimenti (giusto per prendere un esempio analogo ma risoltosi poi diversamente) non esiste una sola Associazione in rappresentanza degli ebrei, bensì diverse e tuttavia riunite in modo confederale nell'Unione delle Comunità ebraiche.
Eh... Sti cazzo di ebrei... Quando c'è di mezzo la grana improvvisamente van tutti d'accordo... mgreen

Il finanziamento pubblico alle scuole confessionali invece va visto nella più ampia ottica di finanziamento pubblico alle scuole private (la mia futura ex-moglie frequentò un biennio in una parificata e fece la scuola "di parrucchiera" a suo tempo e colà di preti manco ve n'era l'ombra).
Il fatto che la maggioranza delle "private" italiane sia di matrice cattolica è da ritenersi incidentale (?) e comunque disgiunto da altre aberrazioni, come tra poco osserveremo.

L'insegnamento della religione cattolica (per quei pochi che ancora non lo sapessero) non rappresenta un'esclusiva italiana, dato che ciascun Paese membro UE ha regolato la questione in modo autonomo.
Si va dall'assenza totale slovena, all'alternativa belga (ove "alternativa" è l'ora di religione a quella statale di "morale laica") passando per la prevalenza (scelta di molti Stati) di ora facoltativa con dispensa (come peraltro era anche da noi prima della cervellotica revisione concordataria del 1984)(*)

Relativamente alle vergognose esenzioni fiscali accordate alla CCAR (riferita in particolar modo ad immobili ad uso commerciale "spacciati" per luoghi di culto [il diavolo sta nei dettagli, mes amis... Puoi gestire un albergo con quattrocento stanze, ma se a pianterreno c'è una cappelletta di cento mq ecco che "miracolosamente" tutto l'edificio "passa" sotto la definizione di "luogo esente"...]) si tratta di una questione che andrebbe riformata in un'ottica di fiscalità generale dati i forti sconti IMU-ICI-TARI-TASI come cazzo si chiama (!?) praticati anche a favore di Banche, Fondazioni, Partiti, Sindacati, ANPI (l'anacronistica Associazione dei Partigiani d'Italia che a settant'anni dalla fine della guerra amministra tuttora un patrimonio immobiliare di assoluta rilevanza) GDO, Industria più o meno decotta, più o meno strafinanziata con denaro pubblico (in taluni casi del tutto a fondo perso, vedi le c.d. "bad companies") da almeno un quarantennio a questa parte etc.
Il nocciolo della questione, pertanto riguarderebbe una riforma della fiscalità generale, come accennavo.
In seno alle scelte politiche che hanno determinato un occhio di riguardo (blando eufemismo) verso tutti i poteri forti (di cui la CCAR non è che UNO dei componenti del ristretto club) comprenderete facilmente che il venir meno di determinati privilegi ecclesiastici, determinerebbe un effetto domino (virtuoso) a favore di tutti, QUINDI (nel Paese di Sottosopra) non se ne parla nemmeno.

(*)
L'unico Paese d'Europa (del mondo?) che prevede l'obbligatorietà della c.d. "ora alternativa" a discrezione del Consiglio d'Istituto è il nostro.
Naturalmente non susssite alcun dettato nel merito (basta che si tratti di attività extra-curricolare) per cui tanto può valere l'ora di cucito, quanto quella di origami o di educazione musicale o di classificazione dei tappi di bottiglia usati...
Un'ora del tutto inutile e doppiamente costosa imposta per legge. (l'importante è toglierli dalle grinfie "del prete").
Cionondimeno in molti Istituti mancano i fondi per poterla effettivamente applicare (l'insegnante di "origami" va comunque retribuito) e quindi in molti casi l'alternativa all'IRC è il bighellonaggio forzato.
Ai miei tempi (ebbene sì, sono un fottuto vecchio) non esisteva l'ora di religione né alle elementari e nemmeno all'asilo.
Si cominciava alle medie e si continuava alle superiori (sempre con facoltà di dispensa, beninteso).
Andava bene così.
Ma siccome si trattava di una soluzione semplice si è ben pensato di "pasticciarla" in perfetto Italian-style.
Noi italiani dobbiamo sempre distinguerci per puntacazzismo e stupidità applicata.
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da Spica il Sab 17 Gen 2015 - 17:46

Io ricordo che da atea mi sentivo molto discriminata. Volevo iscrivermi all'Uaar per scendere concretamente in piazza per la difesa dei diritti dei non credenti, ma giravano voci che fosse poco... efficiente e appesantita come organizzazione. Ora che credo penso sempre che lo Stato debba essere laico, a partire, ad esempio, dal togliere l'obbligo dell'ora di religione dalle scuole pubbliche (ricordo che il prete parlava solo male delle altre religioni, senza possibilità di critica!) e dal far pagare l'ICI alle attività commerciali degli ordini religiosi (e ce ne stanno!). Ci credo che questo rapporto boccia l'Italia: come reazione dettata dalla paura, si pensa sempre che la religione debba essere imposta e non ci si fida della risposta di ogni persona alla propria coscienza... anche se ora sono credente, propendo sempre per uno stato laico, cosa che l'Italia fatica ad essere....
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da Fux il Ven 30 Gen 2015 - 23:02


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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da paperjack il Mar 10 Feb 2015 - 1:30

Io non mi sono mai sentito discriminato, ma non sono una persona che condivide molto la mia mancanza di fede. Se qualcuno provava a spingermi stupidate religiose, lo mandavo a quel paese e finiva lì.
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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da elima il Mer 11 Feb 2015 - 11:28

Credo che il succitato rapporto dica che c'è un iceberg, ma non tenga presente che siamo al polo.
Mi spiego: L'iceberg è dovuto la fatto che esistono i Patti Lateranenesi ( che vanno a sostituire la legge delle Guarentige) e che questi sono riconosciuti nell'art 7 della costituzione e che quindi per cambiare qualcosa bisogna prima cambiare la costituzione, che non è cosa facile.  
Premesso questo, personalmente frequento credenti e non credenti e non mi sono mai sentita discriminata dai primi, anche se la mia vicina sudamericana se n'è uscita con - "sì, ma non dirlo in giro." e al mio - "perchè?" non mi ha saputo rispondere. smile

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Re: gli atei in Italia sono discriminati?

Messaggio Da SergioAD il Mer 11 Feb 2015 - 14:47

La mia esperienza dice che era più facile manifestare il mio ateismo negli Emirati che qui, aldilà della richiesta di non dichiararsi ateo in quanto non necessario e non gradito che è avvenuto dappertutto.

Be' in Italia nessuno fa domande sulla fede se non gli amici ma, se il "capo" va a messa allora chi abita vicino e vuole essere "considerato" andrà a messa e si farà vedere dal "capo" - sto parlando di gente che finisce per occupare ruoli di rilievo anche ai massimi livelli dello stato.

Negli Emirati con amici si poteva "confrontare" i sensi delle religioni rispetto all'uomo ed io come umanista tutto sommato me la cavavo.

Ma nei due casi non è in discussione la fede piuttosto la fiducia che venga applicata la giusta moralità - se qualcuno deve assegnarti un compito è più contento che la pensi come lui. Be' io applicavo questa regola quando assegnavo ruoli e responsabilità.

SergioAD


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